Barcellona

Eccoci, una delle mie due città (dell’altra vi parlerò poi…)

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Barcellona la città dei sorrisi, del sole, del buon cibo e dell’allegria; il posto che mi ha rubato il cuore e che è ancora là, in attesa che io vada a riprendermelo…

Arrivo alla stazione nord all’ alba, dopo una notte passata a dormire su un pullman abbastanza scomodo; ma sono carichissima perchè già sento l’atmosfera catalana che si insinua nelle mie vene. Tappa ostello per scaricare lo zaino e darmi una rinfrescata e poi via di corsa!

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Inizia il tour della città; partenza: i luoghi di Carlos Ruiz Zafon. Forse non tutti lo conoscete, ma, insieme a Pascal Mercier, è uno dei miei scrittori preferiti; nei suoi testi si alternano eventi storici, personaggi misteriosi, trame intricate, ma che alla fine si ricongiungono tutte in un unico capolavoro. Il suo modo di scrivere ti tiene incollato alle pagine dei suoi libri fino alla fine, senza concederti il tempo di prendere un respiro, perchè vuoi, o forse devi, sapere come va a finire.  Per questo mi dirigo al ‘El Quatre Gats’, un locale storico di Barcellona, dove sono soliti incontrarsi i protagonisti della tetralogia del ‘Cimitero dei libri dimenticati’. È un ristorante pittoresco e si percepisce che ne ha viste di ogni nel corso della sua lunga storia.

Proseguo e  arrivo alla piazzetta di San Felipe Neri, che Zafon descrive come quasi un respiro di aria fresca in mezzo quelle architetture romane e gotiche; sulla facciata della chiesa si possono ancora vedere i fori provocati durante la guerra civile. Altro luogo importante per la saga (ma anche per me, perchè mi concede una splendida pausa vista mare), è la Barceloneta. Qui nel secondo libro, il protagonista, incontra la strega del Somorrostro; io mi trovo faccia a faccia con il Peixe di Gehry che riflette i raggi del sole sulla sabbia creando giochi di luce emozionanti. Devo proprio fermarmi un po’ qui, ad ascoltare le onde del mare, a guardare il panorama meraviglioso che si staglia davanti a me, ad osservare le persone felici che si divertono con spensieratezza e a pensare un po’…




“Barcellona ti entra nel sangue e ti ruba l’anima”

Carlos Ruiz Zafón

Ma Barcellona ha tante cose da offrire, quindi si riparte! Ma non prima di essermi ricaricata con un bel cartoccio di churros, i tipici dolci del posto; farina, acqua, zucchero e sale, fritti nella classica forma data dalla tasca da pasticcere e magari accompagnati da una bella cioccolata! Mi ritrovo in Placa d’Espanya, ai piedi del Montjuic, e dove è collocata la Font Magica; solo per farvi capire quanto possa essere bello lo spettacolo serale, vi dico che mia mamma è andata in vacanza a Barcellona e ogni sera se l’è visto, tutt’ ora, si riguarda i video… Ma torniamo a noi e alla visita del Montjuic; castelli, parchi olimpici, resti romani, poble espanyol, padiglione di Mies Van der Rohe, tutto ciò che più mi ha incantata era qua.

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Non ci crederete ma sono stata per circa due ore al parco olimpico; una bell’ architettura, niente da dire, ma non è uno di quei posti dove ti fermeresti ore, invece io non riuscivo proprio ad andarmene. Credo possa ritenersi blasfemia paragonare il  colonnato del Bernini in Vaticano al colonnato del Parco; ma la sensazione di ‘abbraccio’ c’era tutta e li mi sentivo protetta, al sicuro, in un luogo magico, con l’acqua che scorre, una vista niente male, ma soprattutto lei, la Torre delle Telecomunicazioni di Calatrava. Bella, bella da farmi stare li a fissarla per una buona mezz’ oretta, bianca, radiosa, una conchiglia da cui di innalza al cielo un raggio di luce. Si, avete ragione, se ho avuto questa reazione ora, chissà con la Sagrada Familia, ma è un’altra storia!

La giornata è stata lunga, i piedi fanno malissimo e la pancia inizia a farsi sentire; perciò credo sia il caso di ritirarsi. La fortuna vuole che vicino all’ostello ci sia un piccolo bar che fa tapas buonissime, così mi fermo li per cena. Ho mangiato un favoloso panino ai calamari, accompagnato dalla tipica birra Estrella e ora posso andare a dormire con il cuore gonfio di emozioni e la pancia piena!

Giorno 2 nella città della gioia!

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E questa giornata la dedichiamo al Gaudì Tour; non si può andare  a Barcellona senza vedere le sensazionali opere del famoso architetto.  Sono un po’ di parte, lo ammetto, ho studiato architettura e Lui è sempre stato uno dei miei preferiti, ma chi non ammira i suoi edifici??

Biglietti alla mano, ansia alle stelle e bocca già aperta solo vedendola in fondo al viale. Che cosa può essere? Sono sicura che avete indovinato! E’ la Sagrada Familia, il più grande e conosciuto capolavoro di Antoni Gaudì.  Le ha dedicato la vita, in tutti i sensi, passando l’intera esistenza alla sua progettazione e morendo per lei, si perchè l’architetto morì investito da un tram proprio mentre si recava al cantiere. Prima del tragico evento, visse nella basilica per poter controllare direttamente i lavori e per avere l’ispirazione direttamente dalla stessa.  Ancora oggi la si può ammirare incompleta in quanto inizialmente fu finanziata solo dalle offerte dei fedeli e i costi sono comunque molto elevati; le stime indicano come termine il 2025.

“Ogni volta che entro nel recinto della Sagrada Familìa provo la stessa sensazione di uscire dal tempo”

Joan Maragall

In ogni angolo si vede la mano del maestro, i giochi di luce, le linee sinuose, le forme organiche. Ma qui quello che più colpisce, è l’utilizzo del colore; attraverso le vetrate, infatti, si creano continui cambi luminosi, un proiettore naturale che riflette in tutto l’edificio sfumature verdi, blu, rosse, gialle. Tutto qui toglie il fiato, le forme complesse dei pilastri, le sculture in ferro battuto che incorniciano i balconi, ma quello che più colpisce è ciò che si prova… L’insieme di tutte queste cose da la sensazione di essere in un altro tempo, come se quasi, da un momento all’altro, potesse apparire Gaudì in persona a raccontarci la storia della sua Sagrada Familia; il suo grande e unico amore, in cui ha lasciato la sua impronta che noi oggi non possiamo far altro che ammirare.

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Ok, forse il tempo è davvero una cosa relativa, ma sono stata davvero quattro ore dentro alla basilica?? Guardo l’orologio e…si, direi di si, ecco perchè avevo così tanta fame! Il tour prosegue su Passeig de Gracia, dove finalmente trovo anche la Boqueria; non potete immaginare il profumo che esce da questo posto! Fritto misto di pesce, succhi di frutta dai mille colori, tapas di tutti i tipi! Decido di assaggiare un po’ di tutto, ma la mia curiosità più grande è per il jamon serrano, il prosciutto tipico della zona; qui lo vendono in comode confezioni d’asporto con gustosi grissini d’accompagnamento. Pensate è così importante che vi hanno dedicato un museo! Dopo un buon pranzetto ristoratore, possiamo proseguire lungo la via e ammirare la coloratissima Casa Batllò e la più austera Pedrera (Milà), con i suoi riccamente decorati balconi.

“L’originalità consiste nel tornare alle origini.”

Antoni Gaudì

La prima rappresenta il perfetto stile personale di Gaudì: le forme organiche, le geometrie, i colori. L’edificio ad otto piani presentava problemi di illuminazione e ventilazione, così, l’architetto, decise di affacciare gli appartamenti ad un grande cortile centrale. La Pedrera è caratterizzata dalla sua forma ondulata e dal tetto con i numerosi comignoli e i differenti materiali utilizzati. Gaudì progetto anche l’arredo per queste due abitazioni; dalle luci, ai soffitti, dai candelabri, alle sedie. Tutto ha la sua firma e tutto trasmette dinamismo.

Una piccola curiosità nel rapporto committente/progettista: la signora Milà si lamentava di non avere nessun muro dritto in casa! Tutte quelle scale per salire, ma appena varcate la soglia, vi sentirete come nel mondo delle fiabe. Sto parlando di Parc Guell, che con le forme sinuose, le piastrelle colorate, i pilastri inclinati, vi porterà a scoprire che con l’immaginazione e qualche mattonella rotta, potete arrivare dove volete. Sarà la vista, sarà l’atmosfera del tramonto, sarà che io sono innamorata di questa città, ma davvero, sono estasiata… Non riesco a stare ferma; corro come una pazza da una parte all’altra perchè tutto quello che scopro mi sembra sempre più bello!

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E’ il momento di darsi una calmata…ok, respiro profondo… Eccola, Barcellona; si staglia dinnanzi a me in tutta la sua maestosità, e incorniciata dal mosaico della balconata, è ancora più bella. Il parco si snoda tra vari centri principali: la balconata, il tempio dorico con le sue 88 colonne, la scalinata con la famosa lucertola e i percorsi in mezzo alla flora.

E’ difficile trovare la differenza tra le cose artificiali e quelle naturali; se non fosse che l’effetto inclinato di certe parti, ti crea un senso di surrealità che ti fa capire che quella è proprio un’opera di Gaudì! Per alcuni anni lui visse proprio qui, all’interno del parco, nella attuale Casa.Museo Gaudì, tutt’ora visitabile.

“Io ho immaginazione, non fantasia.”

Antoni Gaudì

Esco dal parco con i piedi doloranti, ma felice di sapere quello che l’opera di un progettista può suscitare nelle persone, quello che può dare ad una città già completa di tutto, ma a cui mancava proprio questo: un posto dove fuggire dalla quotidianità, dallo stress e dalla solita vita, dove rifugiarmi in un mondo nuovo, immaginario, che tu stesso puoi creare…

Tutta questa immaginazione però mi porta a cercare del cibo… Eh si, anche qui mi sono dilungata un po’, e mi ritrovo all’ora di cena senza accorgermene. Ma, fammi pensare a cosa manca di tipico da provare? Lui, l’ arros negro! Una ricetta catalana a base di riso, fumetto di pesce, seppie con relativo inchiostro, vino bianco, cipolla, aglio, olio, sale e pepe. Mi aspettavo un sapore deciso come tutti gli altri piatti di Barcellona, ma la delicatezza di questo piatto mi stupisce…

Non potevo concludere in modo migliore l’ avventura a Barcellona: un buon piatto di riso, un arrivederci ai nuovi amici e una bella dormita… Gli occhi però faticano a chiudersi, ricordi, emozioni, pensieri di luoghi incantati, si affollano nella mente.

Ma la sveglia domattina è presto, Tolosa ci attende, quindi: Buenas noche!

 

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